A Torino le pari opportunità prêt-à-porter Le pari opportunità, il cui significato profondo è la lotta alla discriminazione, sono da anni strumentalizzate

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Novanta pagine per spiegarci che i dipendenti del comune di Torino dovranno attenersi nella stesura degli atti amministrativi, secondo le direttive Boldrini-Crusca, al rispetto della parità di genere, evitando quindi un linguaggio – non si sa bene secondo chi – discriminatorio.

Queste le priorità per l’assessore alle pari opportunità Marco Giusta, che per ora contemplano solo il rispetto dei generi canonici, uomo/donna, in attesa degli altri 50 e più previsti dalla teoria del gender, che sappiamo cara all’assessore.

Apprendiamo che questa “operazione” sia stata promossa niente popò di meno dal linguista e accademico dell’Accademia della Crusca Gian Luigi Beccaria, il quale però, non nasconde come questo provvedimento non sia d’aiuto per affermare un’autentica parità tra i generi.

 

Ma le radici di questa operazione sono ben lontane dalle priorità che Matteo Salvini attribuisce a Madame Appendino, giungono infatti da un guida atti amministrativi redatto nel 2013 dall’Accademia della Crusca, proprio durante una collaborazione con il Comune di Firenze (quando Renzi ne era il sindaco tanto per intenderci), che titola “Guida alla redazione degli atti amministrativi – Regole e suggerimenti”. Nel documento è presente un’apposita sezione in cui si invita ad adottare sostantivi declinati a seconda del genere a cui ci si sta riferendo, asserendo che il mondo delle professioni sia già da anni al passo coi tempi.

Gli esempi portati alla luce, peraltro ridicoli, sono quelli di “avvocata” e “magistrata” che, al di là delle righe rosse che compaiono sotto il mio correttore automatico mentre redigo questo articolo, sono assolutamente inutilizzati nel foro.
Infatti i termini “avvocata” e “avvocatessa” costituiscono per le donne avvocato un vero e proprio insulto, mentre il termine “magistrata” è del tutto assente sia nelle forme interlocutorie che nella redazioni dei documenti ufficiali, viene infatti usato il termine “dottoressa” o “dottore”, peraltro usato anche per indicare incarichi prefettizi.

Ma la direttiva non finisce qui.
Infatti oltre ad indicare gli obbrobriosi termini “assessora” o “sindaca”, che se si è anche solo di passaggio a Torino, è possibile scorgere leggere in questa o quella proclamazione affissa sui muri della città, il culmine della follia si raggiunge quando al posto dei termini uomo/uomini, utilizzato per indicare la generalità delle persone, debba essere sostituito, quando espressione di un concetto generale che rimanda all’insieme delle persone (donne e uomini), dal vocabolo “umano”, ad esempio, “il corpo dell’uomo” diverrebbe “il corpo umano”.

Mai Boldrini, Renzi e co. si sarebbero aspettati che questa rivoluzione iperfemminista avrebbe raggiunto il proprio culmine proprio grazie alle elezioni, dopo i risultati dei ballottaggi del 19 giugno, di due personalità di spicco come Virginia Raggi a Roma e con Chiara Appendino a Torino, due donne al comando appartenenti all’acerrimo nemico, il M5S.

Ma la follia torinese delle pari opportunità ci ha regalato un’altra imperdibile perla.
A testimonianza di come le pari opportunità siano utilizzate solo strumentalmente e non abbiano alcun valore per i componenti dell’omonima commissione consiliare, vi sono i fatti di oggi pomeriggio, documentati da un video autoprodotto, nel quale i consiglieri si cimentano in un karaoke improvvisato, guidato dalla consigliera Pd Monica Canalis, che presenta anche le sue colleghe Monica Amore (M5S) “alla batteria”, Viviana Ferrero (M5S) “vocalist”, mentre si recano a bordo di un pulmino verso il campo nomadi di Corso Tazzoli.

Le pari opportunità, il cui significato profondo è la lotta alla discriminazione, sono da anni strumentalizzate da una certa parte politica, non stante solamente alla sinistra parlamentare, che le utilizzano prêt-à-porter, secondo le proprie convenienze ed esigenze politiche.

Donne della levatura di Nilde Iotti, Rita Levi Montalcini, Tina Anselmi e Lina Merlin, vedendo i provvedimenti emanati negli ultimi dieci anni in temi di pari opportunità, o le condotte dei politici nostrani verso il genere femminile, centrodestra compreso, oggi non potrebbero che assistere ad un progressivo decadimento dell’opera portata avanti con il loro esempio e le loro opere.

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