Il centrodestra unito ha espugnato Alessandria, ora tocca alla Sicilia. Intervista a Giovanni Barosini, segretario dell'UDC Piemonte

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Foto di Vittorio Destro

L’intero centrodestra freme per le consultazioni siciliane ormai alle porte.
I siciliani sono chiamati a scegliere il prossimo governatore dell’isola il 5 novembre prossimo e, secondo le proiezioni più ottimistiche, non vi sarà quartiere, la regione andrà al centrodestra.

I più definiscono le elezioni siciliane “esperimento centrodestra unito”, semplificandolo in uno slogan “uniti si vince”.
I maggiori partiti afferenti alla coalizione del centrodestra, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e UDC, hanno espresso il proprio candidato, uniti, nella persona di Nello Musumeci.

Ma un “esperimento centrodestra” esiste già, ed è proprio entro i confini della nostra bella regione, il Piemonte, che vede oggi Gianfranco Cuttica, leghista, sindaco della Città di Alessandria, sostenuto da una maggioranza costituita dai partiti di centrodestra, che ha espugnato lo scorso 25 giugno la roccaforte Rossa.

Ne abbiamo parlato ieri con Giovanni Barosini, segretario del UDC del Piemonte, partito scosso dall’abbandono di Pier Ferdinando Casini, suo padre nobile, che per opportunità politica (e personale), ha scelto Renzi ed il Partito Democratico come suoi alleati.
“La nostra stella polare è il partito popolare europeo”, esordisce Barosini, “La strada scelta dal nostro nuovo segretario, Lorenzo Cesa, è molto chiara”.
Barosini ha sostenuto Cesa dal congresso, lo sappiamo bene: “Ho creduto in Cesa dal primo momento, l’ho sostenuto con tutte le mie forze e continuerò a farlo. La linea nazionale dell’UDC vola verso il centrodestra.” – ed era ora!

Continuano ad esservi tuttavia divergenze di vedute, si guardi ad esempio alle spinte di De Mita, democristiano campano, che come il suo collega Guido Bodrato in Piemonte, continua a guardare al PD, come se ci si affacciasse dalla sinistra del dorso di una Balena Bianca che, però, non esiste più.
L’avversione berlusconiana, accesissima negli ex DC, ne offusca ancora la vista. La fatidica frase, di democristiana memoria “che le due anime del PPI si dividano”, è ancora vivida negli occhi e nelle menti dei veterani dello scudo crociato. Il perdono non è un opzione.

Ma torniamo alla Sicilia, Barosini è chiaro anche su questo punto “La Sicilia sarà decisiva per le sorti delle prossime elezioni politiche e noi speriamo nell’apporto determinante dell’UDC nell’operazione Musumeci”.
Ci spingiamo oltre, listone o simbolo UDC alle politiche? Barosini è tranchant : “Sarà la legge elettorale a determinare questi tecnicismi”. Domanda stupida. O forse no.
Ma il segretario regionale ci riporta in piemonte. “Ragazzi, devo ricostruire il partito in Piemonte. L’UDC ha pagato con il sangue l’alleanza con Mercedes Bresso.”

Queste parole non sono casuali, infatti nell’UDC viene storicamente data una forte autonomia alle segreterie locali che, ad oggi, hanno sempre potuto scegliere in autonomia verso quale parte schierarsi, si vedano ad esempio i diversi posizionamenti, da regione a regione, nelle scorse elezioni regionali e in quelle precedenti. Tendenza che, si spera, dopo la svolta della segreteria di Cesa, possa cessare definitivamente.

Questo Barosini lo sa bene e in Piemonte ha un partito da ricostruire, ci ribadisce “Voglio viaggiare molto, visitare tutte le province, ricostruire il partito in Piemonte. Spero in un effetto domino dopo la vittoria data come certa in Sicilia. Il lavoro da fare in Piemonte è tanto, si devono ricostruire i rapporti con Forza Italia e con Lega Nord, oggi ottimi ad Alessandria”.

Alessandria, Piemonte e Sicilia. Ammessi gli errori fatti in passato con l’alleanza Bresso, da ripensare il rapporto con le segreterie. Ma rimane vivido il ricordo del tradimento di Casini, andato a fare la stampella del centrodestra.

“Alt.” – Barosini pungolato sull’argomento da un amico seduto poco distante da noi, si irrigidisce e ci spiega come “non vi possa essere un tradimento dove vi sia stato un divorzio consensuale tra i due” e aggiunge “non v’è tradimento se agli elettori viene presentata una situazione chiara prima della competizione elettorale”.

Ma la realtà è invece un po’ diversa, dopo l’alleanza con Renzi molti militanti hanno stracciato le tessere, rifiutandosi di seguire il loro leader nelle “cinquanta sfumature di rosso” che era a proporgli. 

L’intervista era per noi più che soddisfacente, ma è Barosini a chiederci un’ulteriore battuta finale.

“Voglio fare un appello a chi ancora si riconosce nei  valori fondanti dell’UDC e del Partito Popolare Europeo. Ricostruiamo insieme il partito in Piemonte. Sono cambiate molte cose, la politica è fluida, in continua evoluzione, ma il nostro partito può e deve ancora combattere per cambiare il Piemonte e l’Italia. Sono disponibile a recarmi in ogni provincia per vivacizzare la nostra azione politica e la nostra proposta per i territori”.

 

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