Sempre i soliti noti Per Forza Italia Piemonte niente di nuovo sotto il sole

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No, non si tratta del secondo film a luci rosse di Sara Tommasi, ma degli spifferi circolanti riguardo le presunte candidature in parlamento dei forzisti.

A formare le liste sarebbe il veterano e fedelissimo del Cavaliere Gilberto Pichetto, oggi senatore e già vicepresidente della Regione Piemonte, i nomi illustri risultano essere la senatrice Maria Rizzotti, Ugo Cavellera, Claudia Porchietto e il già ministro Enrico Costa, mentre tra gli esordienti figurerebbero la consigliera regionale, nonché già sindaco di Giaveno, nel torinese, Daniela Ruffino, il consigliere regionale Diego Sozzani ed il sindaco di Orbassano (To) Eugenio Gambetta. Sinceramente stupiti per l’assenza dell’on. Osvaldo Napoli, oggi consigliere comunale di Torino, e per la notizia, in attesa di conferma, secondo la quale il senatore Lucio Malan si vedrà assegnato un collegio sicuro in un’altra regione, forse del sud Italia.

Il problema, e vi assicuro che chiamarlo problema è davvero un eufemismo, è che quasi un anno fa, tra una birra belga ed un ottimo panino al nostro pub di fiducia, un po’ inebriati  dalla vittoria del No al referendum costituzionale e dagli effetti dell’orzo fermentato, facendo un “toto nomi” dei futuri eletti in parlamento per Forza Italia, erano venute fuori esattamente le stesse personalità citate poco sopra.

Niente di nuovo sotto il sole quindi, a distanza di quasi un anno, nove mesi per la precisione, l’unico vero parto prodotto da Forza Italia è stata l’elezione di Antonio Tajani al parlamento europeo, che abbiamo avuto l’onore di conoscere a Strasburgo in un incontro con il presidente del MCL Carlo Costalli. Neanche la convention di Fiuggi ha regalato grandi novità, utile solamente a galvanizzare i fedelissimi e a ribadire la presenza delle formazioni forziste alle prossime elezioni politiche: l’attesa candidatura a premier di Tajani non è infatti divenuta realtà.

Forza Italia resta, purtroppo, un partito con un grande sogno nel cassetto, con una meta liberale mai raggiunta e con una democrazia ed una partecipazione interna par allo zero. Abituati ai salotti e ai bagni di folla, ma allergici ai congressi ed ai processi democratici dei partiti della prima repubblica.

 

Lo scenario che il centrodestra vede profilarsi davanti a sè si compone, da una lato, di un leader carismatico, ma di un’altra epoca, che siamo sicuri che farà ancora la differenza nella competizione elettorale, che è Silvio Berlusconi: sempreverde, rinnovato, almeno nell’aspetto, e pronto a combattere un’altra battaglia.

Dall’altro, invece, da due leader che cavalcano i populismi di destra, la più piccola, in termini elettorali, Giorgia Meloni, con il sogno di ricostituire la ormai andata in pezzi Alleanza Nazionale, il più grande, Matteo Salvini, che non ha bisogno di presentazioni, blindato dalla sua Lega, oggi purgata dalle espulsioni dei bossiani inveterati, e che non ha mai del tutto abbandonato la via secessionista ed identitaria.

Un puzzle difficile da comporre, che vede nel mezzo le forze popolari, oggi capitanate dall’UDC, che sta tentando disperatamente di reinventarsi con il nuovo segretario Lorenzo Cesa, ed un elettorato moderato che guarda a Forza Italia, ma che rimpiange il PDL, il cui traguardo era il Partito Popolare Italiano, su modello del PPE di Bruxelles.

 

Cosa attendersi dal futuro? Beh, noi una risposta ce la siamo dati.

Sostenere, per l’ennesima volta, il centrodestra unito, scommettendo soprattutto sulle forze meno pendenti a destra, in attesa di una nuova costituente che richiami all’unità i moderati, i centristi, i popolari, i liberali e tutti quei democratici che non hanno mai smesso di guardare al centrodestra come unico vero baluardo verso il riformismo ideologico, l’iperliberalismo e le derive populiste.

 

 

 

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