Industria 4.0 – Dottrina Sociale 4.0 Il convegno si è svolto a Torino presso il Diplomatic Hotel

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Una mattinata all’insegna delle nuove tecnologie e delle nuove politiche in favore dei lavoratori ha contraddistinto l’appuntamento torinese del Movimento Cristiano Lavoratori. Industria 4.0 e Dottrina Sociale 4.0 l’altisonante titolo che campeggiava in testa alla locandina dell’evento. A Marco Margrita, giornalista e membro della fondazione Europa Popolare, tocca l’apertura e la moderazione dell’incontro. Le sfide vanno accolte, al fine di elaborare il proprio pensiero è lo spunto lanciato dal moderatore, che passa la parola al Presidente Regionale di MCL Piemonte Mauro Carmagnola. “Il mondo del lavoro nei paesi occidentali resta il punto di riferimento per la politica, rimane il tema centrale del dibattito pubblico, con il compito di gestire l’economia insieme alla politica, ponendo al centro l’uomo, afferma e prosegue la globalizzazione, spesso intesa con accezione negativa, va governata, non fermata. Il tema che noi oggi poniamo in discussione è l’Industria 4.0, un’industria che, con l’ausilio delle nuove tecnologie deve rendere il lavoro più, bello, più accessibile, meno usurante, più vicino all’uomo. Occorre studiare gli effetti di questa nuova rivoluzione industriale, monitorarla, non dimenticandosi però, che una guida fondamentale sul da farsi è già stata scritta, sempreverde. Il riferimento è alla Dottrina sociale della Chiesa Cattolica che dalla Rerum Novarum, passando per la Caritas in Veritate giungendo sino alla Evangeli Gaudium di Papa Francesco, fornisce una visione chiara e precisa sul lavoro e sull’ economia che uccide. Al termine della prolusione il Presidente Carmagnola cede la parola ad Annalisa Magone presidente di Torino Nord Ovest, osservatorio sull’industria e le nuove tecnologie, che sottolinea come il cambio delle tecniche e dei metodi di lavoro si riflettano sulla società, su quanto sia stretta ed indissolubile la relazione tra il lavoro e la tecnologia e la tecnologia e l’uomo. Esordendo, chi perde lavoro lo perde perché la fabbrica, l’impresa, viene esclusa dal tessuto produttivo, anche a causa della stringente crisi economica, ma non sicuramente a causa delle nuove tecnologie che, anzi, rappresentano un’occasione da cogliere. La politica piemontese viene tirata per la giacchetta e a rispondere è l’assessore regionale al lavoro Giuseppina De Santis, che sottolinea come le istituzioni siano vicine a quanto sita accadendo sia nel tessuto economico del Paese che in quello industriale, investito da una forte crisi e che tenta di rialzarsi proprio attraverso l’implementazione delle nuove tecnologie, qualche volta anche a scapito dei lavoratori che diventano obsoleti a causa della semplificazione delle procedure e all’utilizzo dei moderni software gestionali. Ma non si rassegna, anzi, citando Prodi, invita alla calma ed alla riflessione: Per pensare bisogna restare quieti – dice.

Forse Prodi quieto lo era anche troppo, ma l’invito ad attendere lo sviluppo di questi nuovi processi industriali è accolto da tutto il tavolo dei relatori e anche da buona parte della nutrita platea convenuta all’Hotel Diplomatic, nel pieno centro del capoluogo sabaudo. Il responsabile della formazione della Comau, Ezio Fregnan, una delle aziende leader nel settore della robotica industriale, è in linea con quanto detto con l’assessore. Aggiungendo, quale elemento di riflessione, cosa accadde negli anni ’80 con l’avvento dei primi computer e del terrorismo psicologico che ne derivò. Con il progressivo avvento dell’automazione dei processi attraverso meccanismi centrali gestiti non più da uomini, bensì da software di ultima generazione, sta accadendo la medesima cosa. La politica aziendale di Comau risulta essere vincente proprio nella sua componente formativa, che in collaborazione con la regione e con il ministero, ha sviluppato un ampio progetto di formazione per i giovani, dalle scuole superiori alle università, con l’istituzione

di un apposito corso di robotica, al fine di creare nuove competenze e, quindi, nuovi posti di lavoro tra le nuove mansioni digitali. Il cambio sarà in positivo ribadisce, l’uomo passerà dalle posizioni lavorative più usuranti a quelle più performanti, garantendo una migliore qualità della vita. Antonio Sansone, dà voce al sindacato, segretario generale della FIM-CISL Piemonte, che evidenzia come sebbene la crisi economica possa considerarsi terminata, i suoi effetti non si sono ancora conclusi. In Italia i posti di lavoro si sono persi non a causa dell’implementazione della cosiddetta industria 4.0 ma a causa delle trasformazioni economiche del Paese che non si è ancora ripreso del tutto. Il sindacato e la sua classe dirigente oggi deve indicare la giusta direzione e stare al passo con i cambiamenti, deve tornare ad essere il mediatore delle istanze dei lavoratori, confrontandosi e non contrastando la dirigenza aziendale. Un sindacato 4.0 potremmo dire – conclude. L’ultimo intervento spetta a Daniele Ciravegna, docente di economia, che, snocciolando la Dottrina Sociale della Chiesa, punto il dito contro una società individualista che rifugge l’etica e contro un’economia troppo attenta alle esigenze dei mercati e alle persone. Il lavoro deve tornare ad essere al servizio dell’uomo, come bene sottolinea Papa Francesco, termina. A tirare le fila è Giovanni Gut, componente della presidenza nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, che parla di ritorno al futuro, e di come non vi sia altra strada, di porre l’uomo al centro, ripartendo proprio dalla persona. Cambiano le circostanze in cui attuare principi – afferma – ma senza costringerci a tornare a forme di lavoro non libero, non fondando la propria vita sul lavoro ma sul denaro, attraverso forme non meglio imprecisate di redditi di cittadinanza. L’economia oggi è più attenta alle persone in quanto consumatrici che non lavoratrici, guardando solamente al loro denaro e non al loro benessere.

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