Il G7 di Torino nonostante i grillini Oltre la polemica, buona la scelta della Venaria Reale e ottima la gestione della sicurezza

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Ne è passata di acqua sotto i ponti da quell’ottobre 2016 in cui Matteo Renzi dall’Unione Industriale di Torino dichiarava che il G7 dei Ministri dell’Industria, del Lavoro e dell’Istruzione si sarebbe tenuto presso la città sabauda. Un G7 particolare quello svolto in Italia nel 2017: forse ancora alla ricerca del consenso per il referendum costituzionale, il Presidente del Consiglio decideva che le riunioni dei ministri dei governi partecipanti a Taormina si svolgessero in località diverse.

Non una scelta unica, certo, a suo modo anche apprezzabile per far conoscere il nostro paese agli intervenuti. La scelta di Torino, vero motore nell’economia nazionale, è stata però oggetto di ripensamento alla fine del Luglio scorso, quando al tavolo del Ministero dell’Interno, con il sindaco Appendino, il ministro Minniti ha deciso che la sede della Venaria Reale avrebbe offerto maggiori sicurezze.

Ma non spetta a noi analizzare le tecniche per mantenere la sicurezza e l’ordine pubblico: non abbiamo competenze né ambizioni in tal senso. Ma descrivere, nel migliore dei modi, quanto ci accade intorno, beh, questo è compito nostro: nella mattinata di giovedì i viali principali del centro di Torino brulicavano di polizia, di reparti di carabinieri in assetto anti-sommossa e finanzieri con i cani antidroga a causa dei numerosi antagonisti annunciati in città. Una scena quella vista a Torino ben lontana dalla immagini dei recenti episodi di impreparazione delle forze di sicurezza: il ricordo del panico della notte del 3 giugno è vivo purtroppo ancora nei molti che pensavano di trascorrere solo una serata spensierata, una finale di champions di quelle che la Juventus ci ha ormai abituati a vedere ogni anno. Ma Nella sera di giovedì nulla può essere eccepito: come molti altri, girovagando per San Salvario, senza preoccuparmi delle decine di dimostranti che ondeggiavano come in trance, inneggianti canzoni di Rino Gaetano e degli immancabili Modena City Ramblers, come prigionieri di un passato che mai ritornerà. La situazione era tutt’altro che tesa, anzi: chiedendo informazioni ad un “civic” (un agente della municipale, così li chiamiamo a Torino – NdA) di servizio d’ordine quale itinerario seguissero i manifestanti, scopro che non ne era a conoscenza, e la stessa polizia era totalmente disinteressata dal provocare reazioni contro questi pochi “allegri” sventurati.

Il giorno seguente, però, la situazione prende una piega diversa: nella sera del venerdì infatti, quando le parti vengono allo scontro in pieno centro cittadino, i manifestanti sostituiscono le canzoni del cantante calabrese con le invettive contro i grandi del G7, i fischietti con sampietrini e mazze, farciti di improvvisate sparatorie mediante l’utilizzo di fuochi d’artificio. La risposta delle forze dell’ordine è una pioggia di lacrimogeni e di cariche. Insomma, vieni a crearsi una banlieu parigina nel centro a Torino, a cui seguono gli scontri di sabato e domenica tra Torino che raggiungono la Venaria Reale, sede principale del G7.

Dal Partito Democratico giungono le accuse più sferzanti, toccati nel vivo, colpiti più di tutti dalle proteste e protagonisti di una raccapricciante messa in scena in cui manichini raffiguranti vari ministri e lo stesso Renzi,  sono stati ghigliottinati. Di tutta conseguenza, il PD chiede a gran voce la testa del vice-sindaco Guido Montanari, reo dir loro di difendere i black bloc, il centro sociale Askatasuna e il comparto No Tav. È il capogruppo PD in sala rossa, Stefano Lo Russo, a pretendere spiegazioni in consiglio comunale.

Che una parte del bacino elettorale del M5S abbia radici solide in quelle che una volta era la “sinistra extraparlamentare”, nei girondini, e in quell’alla della politica itinerante di inizio anni 2000, è il segreto di Pulcinella. Come però un vice-sindaco possa difendere chi vuole sovvertire l’ordine pubblico, e al tempo stesso predicare di voler tutelare l’ordine pubblico, rimane un mistero, disperso tra i saloni del Palazzo di Città.

Il Nuovo Sindaco di Torino M5S Chiara Appendino con il Vicesindaco Guido Montanari – ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Un movimento cinque stelle, quello di Torino, dai mille volti: con Chiara Appendino, borghese e presentabile, con il suo vicesindaco, rivoluzionario e anti-sistema. Non abbiamo potuto non notare l’assenza della sindaco Appendino all’apertura del G7, come non abbiamo potuto non notare la sua assenza alle manifestazioni No Tav in Val di Susa, la cui delega, guarda il caso, fu affidata proprio al vicesindaco Montanari, le cui dichiarazioni di circostanza si sprecano “Non parteciperò al corteo G7”, non risparmiandosi però nella difesa degli antagonisti e dei “cazzari” di vario genere presenti alla manifestazione. A chi grida alla spaccatura politica in Sala Rossa, noi vogliamo lanciare un monito: non si tratta di una duplice condotta, non ponderata dalla sindaco, bensì di una precisa strategia “cerchiobbottista”, che tenta di tenere insieme il popolo grillino e la borghesia torinese.

Marco Minniti e la sindaco di Torino Chiara Appendino – ANSA/ Alessandro DI MARCO

Nonostante il grillismo e le sue mille sfaccettature, è invece chiaro che Chiara e, con lei, il comparto della forza pubblica, hanno imparato dai loro errori, gestendo impeccabilmente il summit del G7. In pochi mesi infatti, le forze preposte alla sicurezza, guidate, ne siamo certi, anche dalle sapienti menti del ministero dell’interno, Minniti in testa, hanno adottato misure contenitive del rischio inevitabili ma efficaci: le cariche di alleggerimento e i lacrimogeni rappresentano una pratica consueta nella gestione delle folle di antagonisti, antagonisti che, in tutti i modi, hanno tentato di avere il loro Carlo Giuliani, anche occupando la sede universitaria di “Palazzo Nuovo”, sperando in un eccesso delle forze dell’ordine e magari anche in una nuova Diaz. Sfortunatamente per loro però, il comportamento delle forze di polizia è stato impeccabile.

Le molte sperequazioni, spesso sterili, per racimolare qualche voto in più, sono francamente inutili. La scelta della Venaria Reale come ubicazione del summit è stata ponderata e molto buona, la gestione dell’ordine ottima.

 

Il problema sicurezza a Torino esiste, ma sta nel quotidiano, nel buio dei vicoli e nelle periferie abbandonate a loro stesse, non nell’operato dei ragazzi delle nostre forze dell’ordine.

Ma a far parlare non è la buona riuscita della manifestazione, ma la testa di Renzi che rotola.

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