Al Bar Sport del centrodestra Inevitabili gli opposti schieramenti, con tanto di secessioni interne nella caffetteria tra i clienti abituali.

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“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”

Da molto tempo nei radar della politica si ha l’impressione che il centrodestra non compaia più. Lo si percepisce anche nelle chiacchiere da BarSport, dove puntualmente dopo aver discusso dell’amata squadra del cuore, della nuova BMW, il discorso cade inesorabilmente sulla politica: “Il centrodestra esiste ancora? Chi ne è a capo?”.

Inevitabili gli schieramenti, con tanto di secessioni interne nella caffetteria tra i clienti abituali.

L’argomento merita delle risposte chiare; ridurre il “caso” centrodestra ad un derby Salvini contro Berlusconi e di conseguenza incentrare il dibattito sullo scontro tra i termini moderati ed estremisti, risulta un’operazione di eccessiva semplificazione.

Sovente si parla di alleanze artificiali basate su meri calcoli elettorali, ma il centrodestra è qualcosa di diverso: per fare un salto di qualità dovrebbe iniziare a discutere nel merito di tematiche cruciali per il futuro del Paese. Il confronto deve essere franco: sull’euro, che non può che essere un punto imprescindibile, sul rapporto “con” e “nelle” istituzioni europee, su come gestire il fenomeno migratorio, per citarne i più in vista.

Per riaccendere la fiamma della politica nei cuori degli elettori, per far riaccendere la passione per il centrodestra,  servono momenti di discussione libera e non condizionata dai diktat che provengono dall’alto(!), dal padrone di turno. Forse, da troppo tempo, il medesimo.

Seppur vero che ad oggi la carenza di dirigenti è un fatto, al fine di sostituire la classe dirigente non più consolidata, ma, abbarbicata ai propri scranni, alle proprie posizioni di potere, vi è l’assoluta necessità di avviare un processo di rigenerazione della catena di comando, questa volta però, partendo dal basso, dall’entusiasmo dei militanti (che dovranno essere seri e competenti; la mera partecipazione non costituisce infatti un merito assoluto) e dall’esperienza degli amministratori locali.

L’alternativa NON chiara

Non tutto è in rovina: il centrodestra esiste dov’è la volontà di creare un’alternativa chiara, (veramente chiara, e non come lo slogan di Chiara Appendino), e credibile, al centrosinistra ed al dilettantismo in movimento del movimento cinque stelle.

La strategia delle “manovre di palazzo” per conquistare o detenere posizioni marginali nello scacchiere politico “è finita” – come direbbe il capitano degli urukai nel “Signore degli Anelli”, l’era dei giovani, preparati, competenti, che non si mostrano in convegni e palcoscenici, ma che hanno voglia  quella di pensare in grande, “è iniziata”.

Obiettivo primo ed ultimo: il bene comune, il bene dell’elettorato, il bene dell’Italia.

Da più di vent’anni il centrodestra è stato proprietà di qualcuno, come un marchio registrato da poter esibire ed utilizzare nei momenti in cui se ne abbia l’opportunità ed il bisogno, il rischio da evitare è che tutto cada nell’anarchia, nel maremagnum dei personalismi e delle battaglie contro i mulini a vento del politicismo.

Difficile intravedere ideali su cui basarsi per la ricostruzione, certamente, dirsi liberali oggi, nelle sue mille connotazioni ed accezioni, non è semplice, farsi ascoltare degli elettori senza utilizzare discorsi populisti non è facile.

Far permeare negli lettori il messaggio che punti ad un’Europa più forte e meglio strutturata, ad un’Europa dei popoli e non delle istituzioni non è cosa rapida né indolore.

Il rischio è perdere le elezioni, non assurgere a ruoli politici chiave da essere decisivi, non affermarsi da subito nelle istituzioni, ma la strategia non dev’essere a breve termine, non ci si può accontentare dell’uovo oggi, non questa volta, occorre invece guardare al domani e, se non sarà il centrodestra a farlo, lo farà qualcun altro, stravolgendo i valori ed i principi della nostra società.

Il nostro campo di battaglia? Il territorio e chi lo vive.

La nostra unità di misura fondamentale? Il cittadino.

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